Houtouwan, il villaggio perduto

Forse per alcuni potrà sembrare un paradosso eppure in Cina, una delle regioni più densamente popolate del pianeta, esiste un luogo che da decenni è praticamente abbandonato: è Il piccolo villaggio costiero di Houtouwan.

We’ll be two souls in a ghosttown

Situato sull’isola cinese di Shengshan, Houtouwan ha rappresentato per più di mezzo secolo uno dei fiori all’occhiello della zona con una fiorente attività ittica ed una fitta rete di piccole imprese a gestione familiare.

Agli inizi degli anni novanta, complice un rapido processo di industrializzazione e l’avvento del turismo, il villaggio ha iniziato il suo inesorabile declino.

A causa della concorrenza della vicina Shanghai e di una riserva di pesce che stava via via esaurendosi, i suoi abitanti sono stati costretti a cercare lavoro in altre città, lasciando quella che per generazioni era stata la loro casa.

Della vivace comunità di pescatori, oggi non c’è più traccia. Il villaggio si è infatti trasformato in una città fantasma èd è visitata solo dai turisti e piccoli gruppi di curiosi.

La maggior parte degli edifici sono stati avvolti dalle viti, quasi inghiottiti da una vegetazione selvaggia, sembra di trovarsi sul set di un film post-apocalittico.

Uno spettacolo surreale

L’emblematica storia di Houtouwan non ha lasciato indifferente Joe Nafis, fotografo e videografo americano che da più di dieci anni documenta attraverso i suoi lavori i drammatici effetti della globalizzazione.

L’artista con base a Shanghai ha visitato l’area l’anno scorso accompagnato dal collega Dave Tacon. Ci sono volute quasi 36 ore per raggiungere il sito, questo a causa della mancanza di traghetti o di collegamenti con altre città della zona.

Una volta sul posto, Nafis ha esplorato l’area a piedi ed ha effettuato le riprese aeree con l’ausilio di un drone.

“Usare prima il drone per esplorare il villaggio è stata una buona idea dato che molte delle strade erano in pessime condizioni o dissestate da radici troppo cresciute…” ha raccontato Nafis in una recente intervista.

Ed ha aggiunto: “Alcuni degli edifici erano a brandelli, mentre altri sembravano essere passati attraverso una ristrutturazione. Era tutto molto strano. La domenica c’erano pochi turisti, forse dai dieci ai quindici, e lunedì eravamo le uniche persone nel villaggio a parte le tre o quattro che ancora vivevano lì. ”

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Se avete voglia di scoprire tutti i progetti ideati da Joe Nafis potrete soddisfare la vostra curiosità visitando il suo interessantissimo sito internet. Chi vuole può seguirlo anche su Instagram e su Vimeo.

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